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ARTICOLI TRATTI DAL GIORNALE L'ARENA di VERONA

Inaugurazione della tabella storico-grafica creata dall'associazione "Pro Loco Lazzaretto" con il patrocinio del Comune di Verona 

 

Il Lazzareto non recupera lo splendore
ma almeno un cartello ne spiega la storia 08/09/2012

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Il cartello informativo al Lazzareto

Verona. L'assessore alla Toponomastica Marco Giorlo ha partecipato questa mattina, al Lazzaretto, alla scopertura del cartello informativo che ricorda la storia del luogo. Presente il presidente della ProLoco Lazzaretto Carlo Dall’Ora.
«Questo luogo storico – ha detto Giorlo – è importante per Verona e per la sua storia, perciò merita la giusta attenzione. Oggi siamo qui per ribadire ancora una volta l’importanza di unire tutte le forze, anche quelle dei privati, al fine di raccogliere risorse per rendere questo importante sito usufruibile da tutti i cittadini e visitabile da un numero crescente di visitatori e turisti».
Il Lazzaretto venne edificato a Verona per consentire di isolare in un luogo lontano dalla città i portatori di malattie contagiose. Nel gennaio del 1549 iniziarono i lavori che si completarono nel 1628, ottanta anni dopo il suo inizio. Nel 1630, due anni dopo il completamento dell’opera, scoppiò a Verona una grande epidemia di peste e il Lazzaretto in poco tempo si riempì a tal punto da accogliere fino a 5 mila contagiati. A Verona morirono per colpa dell’epidemia 33 mila persone su una popolazione di circa 54 mila abitanti.
Nel Settecento cessò momentaneamente l’uso sanitario del Lazzaretto successivamente destinato a deposito di polveri e munizioni. Il luogo riprese la sua funzione verso la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento, per dare asilo ai soldati degli eserciti austriaci e francesi, a mano a mano che venivano colpiti da malattie contagiose. Durante la dominazione Austriaca, il Lazzaretto fu nuovamente utilizzato dalle autorità militari quale deposito di esplosivi e munizioni e tale rimase fino alla fine della seconda guerra mondiale (1945) conservando la sua struttura intatta ad eccezione della cupola del tempietto che alcuni storici riportavano già crollata agli inizi del 1900. La distruzione avvenne il 20 maggio 1945 quando una violenta deflagrazione distrusse l’antico edificio. Dell’imponente costruzione del XVII secolo, rilevante esempio e testimonianza storica pressoché unica di architettura ospedaliera, rimasero solo tratti di fatiscenti mura e il tempietto in rovina al centro dell’area che venne parzialmente ricostruito nel 1960 in occasione delle celebrazioni Sanmicheliane.

 

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1° Assemblea Pubblica organizzata dalla Pro Loco Lazzaretto per

     la riqualifica del Lazzaretto

 

Il Fai vuol salvare il Lazzaretto 21/11/2012
E ne riceve un pezzo in dono IL NOSTRO PATRIMONIO. Serata a Porto San Pancrazio. Un altro progetto mira alla costruzione di impianti sportivi. Il progetto ambientalista prevede il recupero come parco naturale Un privato è d'accordo e regala 30mila metri di sua proprietà

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Il Lazzaretto fu progettato dall'architetto Michele Sammicheli

Verona. No alla cementificazione, sì alla conservazione». È stata questa la parola d'ordine scaturita dall'assemblea pubblica organizzata a Porto San Pancrazio dalla Pro Loco Lazzaretto, sull'illustrazione di uno dei due progetti, quello dei Fai, Fondo Ambiente Italiano (l'altro, della società privata Fair Play, verrà reso noto il 10 dicembre), sul recupero e la valorizzazione del Lazzaretto e del parco naturale che lo circonda. Un incontro-dibattito in cui l'architetto Anna Braioni e la presidente del Fai di Verona Anna Maria Conforti Calcagni hanno illustrato il progetto di recupero dell'area, sottoscritto nel mese di maggio in un accordo di programma con il Comune, che prevede la riqualificazione dell'antico ospedale cittadino.
Il Lazzaretto, com'è stato illustrato durante la serata con un filmato, venne edificato a Verona per consentire di isolare in un luogo lontano dalla città i portatori di malattie contagiose. Nel 1630, due anni dopo il completamento dell'opera, scoppiò a Verona una grande epidemia di peste e il Lazzaretto in poco tempo si riempì a tal punto da accogliere fino a 5mila contagiati. Durante la dominazione austriaca, il Lazzaretto fu nuovamente utilizzato dalle autorità militari quale deposito di esplosivi e munizioni e tale rimase fino alla fine della seconda guerra mondiale conservando la sua struttura intatta ad eccezione della cupola del tempietto del Sammicheli che alcuni storici riportavano già crollata agli inizi del '900. La distruzione avvenne il 20 maggio 1945 quando una violenta deflagrazione distrusse l'antico edificio di cui rimasero solo tratti di mura fatiscenti e ricoperti da rovi e il tempietto in rovina al centro dell'area, che venne parzialmente ricostruito nel 1960 in occasione delle celebrazioni sammicheliane.
L'obiettivo del Fai, illustrato dagli organizzatori della serata a cui hanno partecipato parecchi cittadini, alcuni esponenti del Pd e l'assessore Marco Giorlo, prevede la creazione di un grande parco dell'Adige attraversato da un circuito ciclopedonale con la realizzazione di una passerella di collegamento con l'altra sponda dell'Adige dove sorge il parco di Villa Buri e il recupero del manufatto dove venivano curati gli appestati colpiti dalla grande epidemia del 1638. Per scoraggiare le cattive frequentazioni della zona, che purtroppo versa in uno stato di degrado, ha spiegato la presidente del Fai Conforti, «è necessario che si inizia a presidiarla per fare interventi urgenti: il primo è lo sminamento dell'area e delle mura che costituiscono il perimetro del chiostro, il cui materiale è ancora in loco, poi la realizzazione di una passerella che colleghi il Lazzaretto con Bosco Buri, per la quale abbiamo già i finanziamenti. Purtroppo, nonostante continui solleciti dal Comune di Verona non abbiamo avuto più risposte. Per continuare l'opera di recupero dell'area i fondi si possono reperire coinvolgendo le istituzioni, alcune realtà sensibili come banche o fondazioni e attraverso la vendita di opere di Gino Bogoni offerte dalla famiglia dello scomparso artista veronese».
Ma la novità più importante della serata è stato l'annuncio da parte della presidente Calcagni della donazione al Fai, avvenuta in questi giorni da parte di un privato, di tre ettari di terreno adiacenti al Lazzaretto. Il benefattore, che ha voluto mantenere l'anonimato, ha spiegato così la decisione di donare 30 mila metri quadrati di terreno di sua proprietà: «Non voglio che col pretesto di salvare la zona dalle cattive frequentazioni si vada a stravolgere e cementificare questo magnifico luogo che io amo tanto».
Il secondo appuntamento, organizzato sempre dalla Pro Loco Lazzaretto, è in programma lunedì 10 dicembre con la società Fair Play che illustrerà i progetti per la realizzazione di impianti sportivi sui terreni limitrofi al Lazzaretto.

                                                                                           Luciano Purgato

 

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2° Assemblea Pubblica organizzata dall'associazione "Pro Loco Lazzaretto" per la riqualifica del Lazzaretto   10/12/2012

Accordo tra Fai e privati per il Lazzaretto

SAN MICHELE. Se ne è parlato in un incontro organizzato dalla Pro loco per valutare la proposta di riqualificazione dell'area e dello storico monumento del Sanmicheli. La società Fair Play chiede di fare strutture sportive. L'assessore Giorlo: «Subito un confronto con il Fondo per l'ambiente»

Il tempietto del Lazzaretto che fu progettato dal Sanmicheli

Il tempietto del Lazzaretto che fu progettato dal Sanmicheli
  • Verona. Lazzaretto quale futuro? Se ne è parlato durante il secondo incontro pubblico organizzato dalla Pro Loco Lazzaretto durante il quale, dopo il Fai che punta alla creazione di un parco, la società Fair Play, proprietaria di terreni vicini al monumento, ha presentato un progetto di riqualificazione dell'area in cui sorge l'antico ospedale cittadino, in cambio del via libera alla nascita di una cittadella dello sport. La Fair Play ha chiesto di poter realizzare delle strutture di carattere sportivo e culturali compatibili con le norme vigenti, offrendo in cambio la collaborazione, il coinvolgimento del Fondo Ambiente Italiano per la sistemazione definitiva dell'area del Lazzaretto e della futura manutenzione. Il privato si impegnerebbe sulla sua proprietà, di circa 115mila metri quadrati, di realizzare una struttura coperta di circa cinquemila metri quadrati, che comprende una palestra, alcune presenze commerciali di ospitalità, bar ristorante, attività di tempo libero e poi ancora, campi da tennis, di calcetto e un parcheggio, mentre tutta il resto della proprietà rimarrebbe a verde alberato. Come opera di compensazione il privato s'impegnerebbe a ripulire tutta la zona, oggi ricettacolo di sbandati, di restaurare il tempietto che fu progettato da Sanmicheli che sta versando in un grave stato di degrado, realizzare delle piste ciclabili che in futuro potrebbero essere collegate con il parco Bosco Buri con una passerella ciclo-pedonale di attraversamento dell'Adige e rendere finalmente fruibile da parte dei cittadini, gratuitamente, tutto il parco che diverrebbe urbano. Durante il dibattito sono emerse parecchie perplessità e preoccupazioni da parte degli abitanti della zona del Lazzaretto per quanto attiene l'impatto ambientale e soprattutto sulla viabilità dell'intero quartiere. È intervenuto anche l'ex presidente della settima circoscrizione Riccardo Delfanti il quale ha auspicato che si possa trovare una soluzione ad un problema molto sentito nel quartiere, che va affrontato a suo dire, con il coinvolgimento se necessario dei privati rispettando naturalmente le norme vigenti. Va evidenziato l'intervento, vera novità della serata, dell'assessore allo Sport e Economato Marco Giorlo, il quale ha sottolineato l'interesse dell'amministrazione comunale, purtroppo a corto di risorse per interventi così importanti ma molto costosi, per cercare di risolvere il problema. L'idea, ha detto Giorlo, «è di organizzare a breve un incontro-confronto tra la società Fair Play e i rappresentanti del Fai per cercare di trovare un accordo di collaborazione tra pubblico e privato che possa tutelare soprattutto interesse dei cittadini, soddisfare le due esigenze e risolvere definitivamente un problema che sta a cuore a tutti».

                                                                                         Luciano Purgato

 

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Raccolta di fondi per salvare il Lazzaretto  03/05/2016

 

Scavi fermi al Lazzaretto, purtroppo. Il Fai (Fondo per l’ambiente italiano), al quale il Comune ha affidato per 18 anni il seicentesco sanatorio per appestati dominato dal tempietto circolare del Sanmicheli, è a caccia di finanziamenti con cui continuare l’indagine preliminare e il recupero iniziati con tanto entusiasmo, ormai un anno e mezzo fa, nella campagna fra Porto San Pancrazio e San Michele.

Fino a oggi, di lavoro, ne è stato fatto molto. Il grande repulisti compiuto dal Fai da vegetazione selvaggia, rifiuti, e anche ordigni inesplosi della seconda guerra mondiale ha fatto riaffiorare «reperti che non si sperava di trovare», ricorda la storica dell’arte e capo delegazione Annamaria Conforti Calcagni. «Le aspettative sono state di gran lunga superate. Perciò si è dovuto ritarare il progetto, che diventa quindi più oneroso del previsto».

Ora è possibile vedere un maggior numero di celle: ciò che resta delle stanzette in ciottoli di fiume per la «degenza» dei malati della peste del 1630, una in fianco all’altra, tutt’intorno al perimetro rettangolare del Lazzaretto, accanto all’Adige. Non solo.

Conforti Calcagni elenca i ritrovamenti: «Il camminamento davanti alle celle, con la pavimentazione originale; il corridoio tra l’astanteria e le celle stesse; la canalizzazione per la pulizia dell’area con l’acqua del fiume, le pietre monumentali dell’ingresso, compresa una bellissima chiave d’arco con lo stemma di Verona. Per la qualità dei materiali e della lavorazione, è chiaro che il Lazzaretto era una struttura all’avanguardia per l’epoca: fatto che fa risalire già ad allora la “vocazione“ sanitaria di Verona».

Scoperte che, si legge nella relazione online dell’associazione, «riguardano solo un quarto del perimetro della struttura», e questo rende «ancora più urgente la necessità di raccogliere ulteriori fondi per completare i lavori di sondaggio, così da svelare agli occhi dei futuri visitatori come era uno dei lazzaretti più grandi d’Italia».

«L’accordo sull’affidamento», prosegue Conforti Calcagni, «è stato stipulato in modo che i fondi vengano cercati e ottenuti congiuntamente dal Comune e dal Fai. Finora abbiamo utilizzato i soldi stanziati dal Fai e quelli delle donazioni dei privati».

L’assessore all’Ambiente, Enrico Toffali, ribadisce che «il Comune ha messo da parte oltre un milione di euro», da usare però per «la costruzione della passerella pedonale sull’Adige, prevista per collegare la zona del Lazzaretto a villa Buri».

Ma forse è il caso di rivedere gli stanziamenti. L’obiettivo finale, ricorda Conforti Calcagni, «è la parziale ricostruzione del Lazzaretto, andato distrutto nell’accidentale esplosione del 1945, e la sua trasformazione in polo della cultura della salute, in collaborazione con l’Università».

Ci vorrà tempo. Intanto, anche i cittadini possono offrire il loro piccolo contributo (tutto aiuta), partecipando alle prossime iniziative culturali, il cui ricavato servirà per proseguire il recupero.

Domenica 15 maggio, alle 16,30, sul posto sarà ricordata la storia del Lazzaretto, soprattutto la tragica giornata del 20 maggio 1945, quando esplose mietendo vittime; seguirà l’esibizione di Chorus. «Porto Maggio», la sagra di Porto San Pancrazio dal 20 al 29 maggio, devolverà allo scopo parte degli incassi. Confluiranno nel progetto anche gli oboli raccolti con «Fai l’estate al Lazzaretto», la rassegna di spettacoli che animerà la bella stagione.

 

 

 

                                                                                               Lorenza Costantino

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Servizio TG di Telearena trasmesso il 09/01/2014

Servizio Tg Telearena sul Documentazio del Lazzaretto

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